Museo Palazzo Ricci

Posizione

Macerata

Edificato nella seconda metà del Cinquecento, Palazzo Ricci fu acquistato, nel 1608, da Gregorio Petrocchini da Montelparo, cardinale del pontefice Sisto V, il quale nel 1622 lo donò alla nipote Girolama in occasione delle sue nozze con Antonio III Ricci, entrando così a far parte dei beni della nobile casata maceratese. Ingenti trasformazioni, volute da Antonio IV Ricci nella seconda metà del Settecento, determinano l’aspetto attuale del fabbricato. Nel 1976 venne acquistato dall’ex Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, la quale diede avvio ad un’imponente campagna di restauro restituendo l’edificio nella sua interezza alla collettività. Al suo interno si può ammirare l’elegante apparato architettonico–decorativo, con temi ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, e l’imponente scalone, in pietra cornea, di ascendenza vanvitelliana. Alla fine degli anni ’70 del XX secolo risale l’idea di modificare la destinazione d’uso di Palazzo Ricci da edificio di rappresentanza della banca a vero e proprio spazio museale per quella che sarà la collezione d’arte italiana del Novecento. Oltre trecento opere tra pittura e scultura italiana del XX secolo danno corpo alla collezione, oggi di proprietà della Fondazione Carima, facendone un caso unico nel panorama del collezionismo privato di origine bancaria, tanto per la specificità della raccolta quanto per gli artisti presenti in essa. Nelle sale del museo si sviluppa un percorso attraverso i movimenti e i maggiori protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Dalla scultura di Medardo Rosso, figura di congiunzione tra Ottocento e Novecento, ai grandi nomi del primo e secondo Futurismo quali Boccioni, Severini, Balla ma anche Soffici, Depero, Prampolini e Pannaggi. Dalla Metafisica di De Chirico agli orientamenti del gruppo “Novecento” per poi approdare alla “Scuola Romana” con artisti della levatura di Scipione, Mafai e Raphaël. Dagli esponenti del gruppo Corrente alle ricerche astratte, dall’universo informale di Burri e Fontana alle evoluzioni della Pop Art con Schifano, Festa, Ceroli ed altri. La raccolta si conclude con un consistente nucleo di sculture che documentano le ricerche plastiche del XX secolo, da Rosso alle opere di Martini, Fazzini e Basaldella sino ai grandi protagonisti del dopoguerra, quali Cascella, Mannucci, i fratelli Pomodoro e Messina. O ancora Greco, Trubbiani, Vangi, Perez e Manzù.