Chiesa di Santa Sperandia

Posizione

Cingoli

I documenti già nel Trecento parlano di un “Oratorio di suor Sperandia”, monaca camaldolese morta a Cingoli nel 1276. Successivamente lo stesso fu dedicato a San Michele, santo tutelare dell’ordine camaldolese. Il monastero medievale, nel corso del Trecento, fu abitato da un’esigua comunità monacale e venne distrutto dagli ufficiali malatestiani nel 1355. Nel corso del Cinquecento la chiesa fu oggetto di diversi interventi di ampliamento e di rinnovamento, poi proseguiti anche nel Seicento con altri interventi di restauro e abbellimento, che ne determinarono le attuali forme architettoniche barocche. L’esterno in laterizio mostra un andamento piuttosto elegante, con paraste tuscaniche, cornici modanate e terminazione timpanata. Il portale d’ingresso immette in un nartece a pianta ottagonale. L’interno è caratterizzato da un’aula unica, con volta a botte lunettata, e sull’altare è possibile ravvisare all’interno di una cornice ovale il dipinto dell’artista Pier Simone Fanelli raffigurante il Miracolo delle Ciliegie. Al 1621 risale la cappella dedicata a Santa Sperandia che, in un perfetto connubio tra la decorazione plastica e la parte architettonica, ospita l’urna marmorea contenente il corpo della Santa realizzata dal cingolano Annibale Ricca tra il 1633 e il 1639. Nell’altare di Santa Francesca Romana è invece presente la pala eseguita da Giuseppe Ghezzi raffigurante la Santa in adorazione verso la Madonna e il bambino. In controfacciata la splendida orchestra, in legno policromo finemente intagliato e dorato, è attribuita a Cosmo Scoccianti (1642-1720) e alla sua bottega. Tra il XVIII e il XX secolo si sono susseguiti diversi lavori di rinnovamento nonché di restauro conservativo dell’intero edificio.