Abbazia di Santa Maria a Pie’ di Chienti

Posizione

Montecosaro

L’abbaziale di Santa Maria a Pie’ di Chienti, detta anche Santissima Annunziata, venne fondata nel X secolo e fino al 1477 fu sotto la giurisdizione dell’abbazia di Farfa per poi essere ceduta da Papa Sisto IV all’Ospedale di Santa Maria della Pietà di Camerino. Nel corso del tempo è stata oggetto di diversi interventi di ristrutturazione, di cui si ricordano principalmente quello del 1125 voluto dall’abate Agenolfo, che fece ricostruire le parti alte della chiesa crollate probabilmente a causa di un terremoto, e quella più recente degli anni Venti del secolo scorso, a cui dobbiamo il suo aspetto attuale. L’impianto originario, con cripta fuori terra e presbiterio rialzato, è stato modificato dalla soppressione dello scalone interno di raccordo tra i due piani, con l’effetto di una chiesa doppia. Della prima fase romanica, pertanto, sono conservate solo le parti inferiori e il deambulatorio absidale lungo il quale si aprono tre cappelle radiali. All’interno, a pianta basilicale con tre navate, sono conservati affreschi ed un notevole crocifisso ligneo del XV secolo.

APPROFONDIMENTO STORICO

L'abbaziale farfense di Santa Maria a Pie’ di Chienti, detta anche Santissima Annunziata, sorge sulla sponda sinistra vicina all'estuario del Chienti. La sua fondazione è da ritenere anteriore al 936, anno in cui risulta citata dal Chronicon Farfense di Gregorio di Catino come possedimento dell'abbazia di Farfa, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1477 quando fu ceduta da Sisto IV all'Ospedale di Santa Maria della Pietà di Camerino. Tuttavia sono state avanzate per il manufatto ipotesi di datazione posteriore comprese tra l'XI e il XII secolo. La Sahler (1995) ha osservato che i pilastri difformi e inarticolati delle navate rinviano all'XI secolo e a San Claudio al Chienti. Il Brucher (1987) ha rilevato le tangenze lombarde della tecnica del laterizio, delle cornici dentellate e persino dell'uso degli archetti pensili come "davanzali" delle grandi arcate uniche del matroneo come nel Sant’Ambrogio di Milano, che però è posteriore a Santa Maria. Secondo le epigrafi all'ingresso della chiesa e in controfacciata (Avarucci, 1975/1990) il committente della ristrutturazione del 1125 fu l'abate Agenolfo o Adenolfo (1125-1146). Della chiesa di prima fase romanica (XI sec.) sono conservate le parti inferiori: gran parte dell'ambulacro basso, i pilastri circolari dell'abside interna, la parte inferiore delle pareti della navata centrale inclusi i pilastri dei matronei. Forse un terremoto fece crollare le parti alte della chiesa e, nel XII secolo, Agenolfo le fece ricostruire, abside compresa, consolidandole con strutture voltate, cioè matronei e ambulacro superiore (seconda fase romanica). Questa fase dovrebbe aver incluso anche una cripta per ottenere un coro sopraelevato, forse per motivi statici oppure religiosi, cioè per separare il coro dei monaci dai laici e potenziare il ruolo di chiesa di pellegrinaggio (essendo già nel 964 documentata la venerazione di un'immagine miracolosa della Vergine; Pacini, 1965; Laureati, 1969), anche se la sua attuale conformazione è trecentesca, in quanto successiva a un crollo di parte della parete Sud della navata centrale. Le volte del matroneo dovettero indebolire col tempo i perimetrali della chiesa, fino a rendere necessaria agli inizi del Cinquecento (1504-1510) la loro demolizione e la ricostruzione dei fianchi stessi. Nel XVIII secolo fu rifatto il fianco destro, fu creato lo scenografico scalone interno di raccordo tra i due piani e fu ricostruita la facciata. La zona Ovest della navata fu poi sopralzata per i fedeli, anche se i restauri del 1927-1928 e quelli del 1950 soppressero la scala centrale di raccordo sostituita da due gradinate laterali e il sopralzo. Negli anni Sessanta il nuovo accesso al piano superiore si costruì attraverso una piccola scala sul braccio destro del transetto. Un elemento di grande interesse è costituito dal fatto che già nella prima fase la chiesa, con forte anticipazione rispetto al romanico francese ed europeo, fosse dotata di un ambulacro e, probabilmente, di tre cappelle radiali, modulo derivato dalle abbaziali di Vignory e Tournus, dalle cattedrali di Orléans, Charters e Rouen, mediati secondo la Gigliozzi (1995) dagli esempi italiani della cattedrale di Aversa (XI sec.) e dall'abbazia di Sant’Antimo di Castelnuovo dell'Abate (1118). Alla Borgogna sembrano ricondursi anche i massicci pilastri circolari dell'abside (galleria di Tournus, navata di Chapaize). La pianta si articola in tre navate di dieci campate. Le navate laterali, con volte a crociera, sono raddoppiate in altezza dai matronei e ambedue i piani si collegano ad oriente in un ambulacro che circonda l'abside interna e si proietta ad Est con tre cappelle radiali semicircolari. Due cappelle ulteriori, decorate da affreschi quattrocenteschi di incerta attribuzione e attualmente dotate di un piano alto, sporgono a Nord e a Sud prima dell'attacco dell'ambulacro, come un originale pseudotransetto: la settentrionale è quadrata, la meridionale è absidata. La navata centrale, coperta a capriate, è invece solo parzialmente dotata di un piano superiore; la prima campata forma un atrio con piano alto che collega a Ovest le cappelle laterali; le campate dalla seconda alla sesta sono invece libere in altezza senza solaio intermedio; quelle dalla settima alla decima sono di nuovo dotate di un piano voltato che separa in altezza una cripta inferiore da un coro superiore, entrambi conclusi dall'abside interna.