Abbazia di San Salvatore o Santa Maria in Insula

Posizione

Cessapalombo

L'abbaziale di Santa Maria in Insula o di San Salvatore, ubicata nella frazione di Monastero, fu fondata da San Romualdo nel 1009 su una preesistente piccola chiesa benedettina risalente all'VIII secolo, a sua volta sovrapposta ad un edificio romano fortificato di cui aveva inglobato le due torri. I monaci vi rimasero fino alla metà dell’XI secolo per poi trasferirsi a San Ginesio. Tornata nel 1281, la comunità monastica apportò delle trasformazioni alla costruzione imposte dai problemi statici che l’edificio presentava e dallo stato di abbandono in cui versava. Particolare interesse riveste la cripta romanica del XII secolo, una delle poche pervenuteci quasi integra. Tracce della decorazione originaria si rinvengono anche lungo il fianco sinistro della chiesa attuale, a tre navate con presbiterio rialzato, mentre la recente sovrapposizione di case coloniche ne ha parzialmente modificato l'aspetto esterno per quanto riguarda la facciata e il fianco destro.

APPROFONDIMENTO STORICO

Ubicata nella frazione di Monastero, l'abbaziale di San Salvatore o Santa Maria in Insula fu fondata da San Romualdo agli inizi dell'XI secolo, precisamente nel 1009 stando alla Vita beati Romualdi di Pier Damiani, come testimonia la stessa cripta romanica a cinque navatelle coperte da volte a crociera, scandite da colonne e pilastri con pregevoli capitelli in pietra d'Istria decorati con motivi vegetali e animali stilizzati. La presenza di molti elementi costruttivi ed architettonici documentano però l’esistenza nello stesso luogo di una costruzione romana fortificata e, dall'VIII secolo, di una piccola chiesa benedettina su cui con ogni probabilità fu rifondata dal Santo la chiesa nel 1009, dove la comunità benedettina rimase fino alla metà dell'XI secolo per poi trasferirsi nell'urbana chiesa ginesina di San Pietro (ora San Francesco) e ritornò solo nel 1281 in seguito all'Editto di Onorio III, su invito dello stesso comune di San Ginesio. Abbandonato nei due secoli precedenti, l'edificio presentava problemi statici che imposero ai monaci di trasformare la navata destra della chiesa in dormitorio e la demolizione della navata di sinistra e dell'abside con ogni probabilità già decadenti o addirittura parzialmente crollate anche perché esposte a Nord. Si tratta di una delle rare cripte romaniche pervenuteci quasi integra (sec. XII), dalla quale è rintracciabile la pianta dell'attuale chiesa ad una navata in età gotica. La precedente chiesa romanica, a cui appartiene la superstite cripta, aveva - caso unico nell'architettura medievale marchigiana - quattro torri cilindriche agli angoli, le due posteriori di pietra spugna, ritenute di epoca tardoromana, le due anteriori di pietra rosata coeve alla costruzione romanica del XII secolo e ritenute di influenza ravennate. L'asperità del luogo e l'isolamento a cui fa riferimento il toponimo stesso di Isola giustificano oltre che sul piano stilistico anche su quello funzionale la presenza delle torri, con sicura funzione difensiva dagli assalti documentati frequentemente in quella zona. Tracce della decorazione originaria si rinvengono lungo il fianco sinistro della chiesa attuale a tre navate con presbiterio rialzato. La sovrapposizione recente di case coloniche ha in parte modificato l'aspetto esterno della chiesa per quanto riguarda la facciata e il fianco destro.