Abbazia di San Salvatore di Rio Sacro

Posizione

Acquacanina

L’antica abbazia di San Salvatore di Rio Sacro, di cui oggi rimane la sola testimonianza documentaria insieme ad alcuni ruderi ancora visibili nell’omonima vallata, fu fondata dai Benedettini probabilmente tra la fine dell'XI secolo e i primi anni del XII. Dopo un periodo iniziale di prosperità, il monastero cadde in uno stato di decadenza che, nella seconda metà del XV secolo, costrinse i monaci a trasferirsi. Per il nuovo insediamento fu scelta la chiesa di Santa Maria di Meriggio che, per accogliere la comunità monastica, fu ristrutturata ed ampliata, acquisendo così il titolo abbaziale di Santa Maria di Rio Sacro. Oggi dell’originario complesso resta solamente un Crocifisso risalente a prima del Mille, mentre la cripta costituisce l'unica sopravvivenza architettonica della chiesa romanica. L’edificio infatti, che doveva presentare il tipico impianto romanico della basilica a tre navate, è stato oggetto di diversi interventi di ristrutturazione succedutisi tra il XVIII e il XIX secolo. Al suo interno sono conservate pregevoli opere d'arte di epoche diverse, tra cui la predella della Madonna del Rosario di Giovanni Andrea De Magistris.

APPROFONDIMENTO STORICO

La badia di San Salvatore di Rio Sacro, di cui oggi rimane la sola testimonianza documentaria, fu fondata tra monte Rotondo e monte Vallefibbia sopra Bolognola, sul versante sinistro del Fiastrone, probabilmente tra la fine dell'XI e i primi anni del XII secolo, dai Benedettini che avevano adottato la riforma camaldolese di San Romualdo. L'abbazia è documentata per la prima volta nella Bolla di Celestino III del 1192 e nelle Rationes Decimarum relative alla Marca (1299-1300). Lo stato di decadenza della badia, già documentato dal XIV secolo, indusse i monaci nella seconda metà del secolo successivo a trasferirsi a Meriggio di Acquacanina, dove la badia possedeva le due chiese di Santa Maria de Merigu e Sant’Angelo di Campicino. Per il nuovo insediamento della comunità benedettina di San Salvatore fu scelta la chiesa di Santa Maria di Meriggio, che a tale scopo fu ristrutturata ed ampliata acquisendo lo stesso titolo abbaziale di Santa Maria di Rio Sacro. Nel XVI secolo la chiesa fu data in commenda alla diocesi di Camerino. La cripta (XI sec.), con copertura a crociera realizzata in conci di pietra poggiante su quattro pilastri a base quadrata sormontati da rozzi capitelli pure quadrangolari con timidi crochets, costituisce l'unica sopravvivenza architettonica della chiesa romanica. La chiesa attuale di Meriggio, con facciata a capanna scandita da bifora centrale, al pari delle chiese umbre dell'area spoletino-tudertina, oggi a navata unica con due cappelle barocche innestate sui rispettivi bracci del transetto, con presbiterio sopraelevato e sottostante cripta tripartita e voltata a crociera, doveva presentare in origine il tipico impianto romanico della basilica a tre navate, che gli interventi di ristrutturazione succedutisi tra il XVIII e il XIX secolo - causati anche da eventi importanti quali il terremoto del 1799 e la visita del vescovo di Camerino del 1819 - fino al restauro del Francesconi del 1964 hanno del tutto compromesso. Infatti dalla perizia del 16 settembre 1820 effettuata dal sarnanese Angelo Serafini, incaricato di preventivare i lavori di ristrutturazione ordinati dal vescovo in occasione della visita pastorale dell'anno precedente, si evince - oltre al ribassamento del piano di calpestio e forse della copertura e del presbiterio, all'intonacatura bianca dell'interno e al riuso di materiale antico di risulta - che la chiesa aveva anche una navata minore. Il restauro Francesconi determinò, invece, il tamponamento delle due aperture quadrangolari della facciata, l'innalzamento dell'edificio, la ristrutturazione dell'abside in origine quadrangolare della cappella destra secondo lo schema ottagonale e l'intonacatura bianca dell'interno con la seguente copertura delle decorazioni pseudobarocche. Al suo interno sono conservati due affreschi rappresentanti San Sebastiano e un Cristo Crocefisso tra i Santi Cristoforo e Margherita, a sinistra, e i Santi Agostino e Sebastiano, a destra, provenienti l'uno dalla scomparsa chiesa di Sant’Angelo di Campicino e l'altro da Santa Margherita di Vallecanto, entrambi ascrivibili all'ultimo decennio del XV secolo. Inoltre, vi sono conservate una Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta e Giovannino, mutuata da quella di Colfano a Camporotondo del 1547, e la predella (1555) della Madonna del Rosario del caldarolese Giovanni Andrea de Magistris; infine una cinquecentesca Madonna lignea adorante il Bambino di scuola abruzzese.