Abbazia di San Claudio

Posizione

Corridonia

La pieve di San Claudio, sorta presso l'antica Pausulae, è da considerarsi un'istituzione abbaziale sebbene nei documenti del XII secolo dell'episcopato fermano venga definita plebs. La sua originalità è legata al modello palatino di ambito germanico della Doppelkapelle ovvero della doppia chiesa sovrapposta. La titolazione a San Claudio, martire di origine pannonica il cui culto era diffuso nell’Europa medievale come protettore dei scultori, è documentata per la chiesa inferiore che fungeva da pieve, dove infatti il Santo viene rappresentato nell’affresco dell’abside con i suoi attributi iconografici, mentre non è nota quella della chiesa superiore adibita a cappella del vescovo di Fermo. L'esterno è una sorta di scatola cubica dalla quale sporgono soltanto le due torri scalarie cilindriche e le absidi; queste ultime e i fianchi sono caratterizzati dalla tipica decorazione romanica ad archetti pensili e lesene non del tutto originale. I piani delle due chiese, a pianta quadrata e perfettamente coincidenti, sono collegati esternamente dallo scalone trecentesco. L'attuale conformazione è frutto di una serie di interventi protrattisi dal XII al XIX secolo per il consolidamento statico dell'edificio, che determinarono ampi rifacimenti stilistici di finestre ed elementi decorativi.

APPROFONDIMENTO STORICO

Già nel 465 il municipium romanum di Pausulae, presso il quale molto più tardi la chiesa fu eretta, preceduta forse da un monasterium sottoposto all'abbazia ravennate di Santi Giovanni e Stefano di Classe, era stato sede di una diocesi. Documentata nel 1089 come ministerium s. Claudii, sappiamo che nel 1134 il vescovo di Fermo, che possedeva nel 977 la relativa curtis Casalis in seguito fortificata, disponeva di offerte fatte alla chiesa di San Claudio. Nel 1254 è citato il palazzo del vescovo e nel 1258 la camera domini episcopi, a dimostrazione del fatto che si trattava di una pertinenza giuridica del vescovo di Fermo, che la Sahler (1998) individua in Uberto (doc. 996-1044). Il Piva (2003), invece, ipotizza che la costruzione della pieve si debba ascrivere ad Uldarico (1057-1074), già impegnato nel 1060 contro l'abate di Sant’Apollinare in Classe per il riconoscimento enfiteutico di alcune terre fra il Chienti e Trodica e committente del restauro della cattredrale di Fermo e della riedificazione di Sant’Angelo in Montespino di Montefortino. La chiesa si connota in quanto costituita da due aule sovrapposte perfettamente coincidenti in volumetria e planimetria, ovvero caratterizzata da quattro sostegni centrali che determinano lo schema a nove campate quadrate uguali, tre absidi a Est ed un'abside per ogni fianco. La chiesa costituisce una Halle (a campate della stessa altezza) secondo il modello occidentale rappresentato dall'oratorio di Teodulfo a Germigny des Prés. La chiesa inferiore è del tutto fuori terra: dunque non può essere equiparata ad una cripta, ma si riferisce alla tipologia occidentale della Doppelkapelle, ovvero della cappella gentilizia strutturata su due piani, diffusa soprattutto in Germania ma anche in Francia e Inghilterra, priva però di apertura centrale. La titolazione a San Claudio, martire di origine pannonica dell'età di Diocleziano (306) rappresentato nelle vesti di scultore nell'affresco dell'abside principale della chiesa inferiore (datato 1486), è documentata per la chiesa inferiore che fungeva da pieve (Sahler, 1998); mentre non è nota quella della chiesa superiore, coronata in origine da cupola centrale (Sahler, 1998), adibita a "cappella" del vescovo di Fermo (Kronig, 1988). Il culto di San Claudio, uno dei Quattro Coronati martirizzati sotto l'impero di Diocleziano (306), era diffuso nell'Europa medievale come protettore dei muratori cui alludono il martello, la squadra e la cazzuola, suoi attributi iconografici anche in questo affresco. L'esterno è una sorta di scatola cubica dalla quale sporgono soltanto le absidi e le due torri di facciata - in parte ricostruite nel XIII secolo a causa dell'incursione dei Maceratesi del 1212 - di significativa derivazione ravennate, anche in relazione ai possedimenti in quest'area dell'abbazia di Sant’Apollinare in Classe. Le torri appaiono un richiamo alle absidi, a cui si allineano verso Nord e Sud, ma sono superiori in altezza alla chiesa con l'effetto di un certo slancio verticale della struttura. Le absidi e i fianchi sono caratterizzati dalla tipica decorazione romanica ad archetti pensili e lesene non del tutto originale. I piani delle due chiese erano in origine collegati da scale elicoidali interne alle torri cilindriche, cui si sostituì nel XIII secolo lo scalone esterno che conduce ad un terrazzo soprastante l'atrio inferiore che consente l'accesso al piano superiore. A tale epoca, inoltre, risalgono anche il portico e il portale a fasci di colonnine strombate della chiesa superiore. L'attuale conformazione delle due chiese è il prodotto di una serie di interventi protrattisi dal XII al XIX secolo per il consolidamento statico dell'edificio, che determinarono ampi rifacimenti stilistici di finestre ed elementi decorativi. Conservano la conformazione originaria (XI sec.) la navata Sud del piano superiore, voltata a crociera con i due pilastri meridionali cruciformi (con restauri del XII sec.), e la chiesa inferiore con le nove volte a crociera integre, anche se estesamente rifatte nei secoli XII e XIII, poggianti su pilastri rettangolari.